Abruzzo

L’Abruzzo è un magnifico mistero, una  regione di cui bisogna avere voglia di scoprirne la bellezza un po’ alla volta, setacciando ricordi, informazioni su internet, passaparola di chi vi è stato e ne ha poi raccontato le mille pieghe.
Cominciando dalla meraviglia nel ... Maggiori Dettagli vedere come è oggi L’Aquila e come doveva esserlo solo pochi anni fa prima del forte sisma del 2009 che ne ha solo parzialmente intaccato la bellezza.

I molti stranieri che vogliono visitare l’Abruzzo sanno, del resto, che questa regione è bella proprio perché non è “facile” e poco adatta a un turismo distratto, fatto di su e giù dal pullman e di rapide visite guidate. Qui serve pazienza, altrimenti non si possono apprezzare le decine di paesini arroccati sulle montagne, ricchi non solo di castelli e vestigia antiche ma anche e soprattutto di scoperte enogastronomiche.

Pochi sanno che in queste terre nasce uno dei migliori zafferani del mondo, dal caratteristico colore viola con una lavorazione manuale che richiede attenzione e passione. Per ottenerne un chilo occorrono duecentomila fiori. Il migliore è quello della Piana di Navelli. Lì, come in tutto l’Abruzzo, basta alzare la testa e si incontra con la vista qualche abbazia e castello, spesso di epoca normanna. E, quasi certamente, accanto alle mura qualche trattoria a conduzione familiare in cui gustare le specialità della zona, specie nel periodo che segue alla vendemmia, quando la terra dà il meglio di sé con prodotti come le castagne, i tartufi, la liquirizia e l’ottimo olio (due i Dop, l’Aprutino Pescarese e il Pretuziano delle colline teramane).

Le altre più importanti città abruzzesi, Chieti, Pescara e Teramo, meritano una visita per l’ininterrotta presenza di torrioni, basiliche e monumenti anche se spesso chi viene in Abruzzo cerca una cosa sola: il Gran Sasso e il Parco nazionale che lo circonda. Anche qui, in quel mondo naturale chiamato il “piccolo Tibet” non mancano borghi disabitati da secoli e resi famosi da due film, “Ladyhawke” e “Il nome della rosa”, angoli dove il tempo si è fermato e per la cui visita spesso occorre affidarsi ad anziani abitanti del posto che ne fanno scoprire gli angoli più nascosti. Gli stessi che possono poi suggerire al turista dove comprare la ricotta al fumo di ginepro, le mozzarelle al latte vaccino più buone del centrosud (a Rovisondoli) o mangiare, in una splendida città d’arte come Pescocostanzo, la pasta alla pecorara condita con ricotta di pecora. Questo paesino è meta di una curiosità colta e raffinata che ama il turismo ferroviario “slow” su quell’unico binario che si incunea tra le montagne seguendo un itinerario tortuoso, tra ponti, acquedotti e ben 58 gallerie.

Un modo per conoscere realmente il Parco del Gran Sasso è quello di scorrazzarvi a piedi o a cavallo. Nel primo caso con poche ore di cammino si può dimenticare il caos della civiltà e trovarsi alle porte del paradiso terrestre lungo quella che ai tempi dei Borboni era una specie di autostrada verde per la transumanza degli ovini.

Ancora oggi attorno a Pescasseroli ci si può imbattere in mandrie di cavalli lasciati liberi a pascolare; indifferenti all’eventuale incontro con i pochi lupi rimasti. Ma è proprio il cavallo il partner ideale per godersi questa terra dimenticata dal tempo, con gole da Far West e infiniti altipiani verdi. L’ippovia del Gran Sasso è la più lunga d’Italia, 320 chilometri in mezzo a paesaggi sempre diversi e che consentono tappe molto suggestive e soste notturne come quella al Sextantio, un “albergo diffuso”, cioè consistente in camere ricavate in diversi edifici. Siamo a Santo Stefano in Sessanio, la casa abruzzese dei Medici, una bianca enclave rinascimentale di puro gusto toscano, che può essere definito uno dei borghi più belli d’Italia. E anche qui la cucina povera abruzzese ammalia con i suoi sapori equilibrati, fatti di ingredienti freschi e tradizione, ma con piccoli tocchi innovativi: il tortino di pane raffermo con cicoria, rape e crema di peperone, la terrina di trippa in bianco con carote e sedano o il tortello ripieno di arrosto di carne con pomodoro e olive taggiasche. Il tutto innaffiato con Montepulciano o Trebbiano d’Abruzzo.

E se le lunghe cavalcate tra manieri di sassi e praterie sempreverdi e spesso chiazzate di neve non bastano allora ci si può dedicare a un altro elemento distintivo dell’Abruzzo: l’acqua. Che assume varie forme: quella termale di Caramanico, nella Majella, dove oltre a cenare dallo chef bistellato Niko Romito si può fare Pilates e yoga immersi in acqua calda, o nelle polle d’acqua surgiva a due passi da Sulmona, nella Riserva naturale delle sorgenti del Pescara. Ma acqua significa anche mare e quindi quel caratteristico tratto di Adriatico tra Francavilla e Vasto dove, a poca distanza dalla battigia, si ergono i trabocchi, quelle palafitte in legno usate un tempo per la pesca e oggi testimoni della rinascita della costa dato che molti sono stati trasformati in ristoranti.

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